Jazz nel pomeriggio

lunedì 4 settembre 2017

Visitors - In Depth (Lafayette Gilchrist) RELOADED

Reload dal 5 settembre 2013. 
 Lafayette Gilchrist (il nome!), quarantenne, nato a Washington D.C. e operante a Baltimora, è uno di quei musicisti che, pur ben provvisti in senso jazzistico, riconoscono come riferimento culturale più immediato l’hip-hop e di questo hanno fatto un’ipotesi di lavoro: pensa anche al ben più noto Robert Glasper, per restare fra i pianisti.

 Io ho ascoltato troppo poco di questi due per poterne dire qualcosa di sensato; superficialmente, mi interessa di più Gilchrist (che fa una musica bruna, colloidale e grumosa, che procede lenta con una sua solennità e in cui la fonte hip-hop è attinta con naturalezza), di Glasper, che pure è chiaramente pianista superiore a Gilchrist. Tu conosci questi due meglio di me? Puoi e vuoi dirne qualche cosa?

 Il primo di questi pezzi è dedicato a Sun Ra; il secondo, a James Brown.

 Visitors (Gilchrist), da «3», Hyena HYN 9358. Lafayette Gilchrist, piano; Anthony «Blue» Jenkins, basso elettrico; Nate Reynolds, batteria. Registrato nel 2007.

 In Depth (Gilchrist), id.

4 commenti:

negrodeath ha detto...

Davvero molto bello, mi piace moltissimo. Cercherò di procurarmelo quanto prima, mi ricorda un po' il Glasper versione trio e pure Jason Moran, ma con più urgenza e aggressività di entrambi.

Marco Bertoli ha detto...

Pur nelle somiglianze, è musica - mi pare - meno leccata e astuta di quella di Glasper, che fra l'altro si tira spesso dietro quel pazzo con il «vocoder» in mano, che Dio lo rifaccia nuovo.

negrodeath ha detto...

Ma poi appunto ricorda semmai Glasper acustico in trio, non certo quello di Black Radio con l'orrendo vocoderista (lo stesso che ha ucciso un paio di dischi di Stefon Harris, per la cronaca).

loopdimare ha detto...

Interessante, anche se alla lunga la ritmica, per me, diventa un po' una lla al piede.
Quanto Glasper, trovo che si sopravvaluti troppo. L'operazione Davis è stata orrenda: poteva farla anche senza usare le vecchie incisioni di Miles, visto che sono pura decorazione (e alibi) di un pop pretenzioso e un po' vuoto.
Come pianista è bravo, ma ascoltandolo in solo (Covered) sembra un po' incerto sulla via da prendere. Può essere comprensibile, visto le tante opzioni a sua disposizione, nonchè i richiami economici. Temo, però, che lui non voglia rinunciare a nessuna delle ozioni.