Jazz nel pomeriggio

martedì 24 gennaio 2017

Take Off (Miles Davis)

 In questi giorni sto purtroppo sto trascurando Jnp, ma vi penso sempre.

 Riprenderò presto a pieno regime; intanto eccoti un Miles d’annata, Take Off, che è poi Deception dalle sedute del Nonet del 1949, nonché, altrove e attribuita a George Russell, Conception, una sequenza armonica qui senza un tema, ricca di ritardi che annunciano lo stile c.d. «modale» di Davis di fine decennio.

 Take Off (Davis), da «Miles Davis Vol. 1», Blue Note 7243 5 32610 2 3. Miles Davis, tromba; Horace Silver, piano; Percy Heath, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 6 marzo 1954.

venerdì 20 gennaio 2017

Calcutta Cutie (Horace Silver) RELOADED

  Reload dal 25 novembre 2014.

  Questa composizione incantevole, in un’esecuzione che riserva a ogni snodo una sorpresa, si trova qui oggi solo per suggestione del Calcutta Blues sentito ieri da Brubeck.

 Il pezzo è un assolo accompagnato di Horace Silver in cui i fiati svolgono un obbligato all’inizio e alla fine. A una sezione in ostinato ritmico, cupa e nel modo dorico, succede senza transizione una sezione swingante, in modo maggiore: l’effetto è ogni volta irresistibile, un tocco della magia di Silver, una di quelle poche cose che riescono a migliorare una giornata triste con la facilità apparente e inspiegabile di un fenomeno atmosferico o di un miracolo.

 Calcutta Cutie (Silver), da «Song For My Father», Blue Note 0777 7 84185 2 8. Carmell Jones, tromba; Joe Henderson, sax tenore; Horace Silver, piano; Teddy Smith, contrabbasso; Roger Humphries, batteria. Registrato il 31 ottobre 1963.

mercoledì 18 gennaio 2017

Take My Hand, Precious Lord (Hank Jones & Charlie Haden)

 Take My Hand, Precious Lord (Thomas A. Dorsey), da «Come Sunday», EmArcy. Hank Jones, piano; Charlie Haden, contrabbasso. Registrato nel febbraio 2010.

martedì 17 gennaio 2017

Quantrale (Curtis Fuller)

 Quantrale (Fuller), da «The Complete Blue Note/UA Sessions», Mosaic 166. Art Farmer, tromba; Curtis Fuller, trombone; Sonny Clark, piano; George Tucker, contrabbasso; Louis Hayes, batteria. Registrato il primo dicembre 1957.

lunedì 16 gennaio 2017

Extensions (Ahmad Jamal)

 Ahmad Jamal registrò per la Impulse! il disco che è comunemente ritenuto il suo capolavoro, «The Awakening». Questo è l’ultimo disco di Jamal per l’etichetta di Bob Thiele e fu registrato dal vivo al festival di Montreux nel 1972 con la medesima formazione di «The Awakening».

 Extensions è un’ampia composizione sezionale che Jamal già aveva registrato nel 1965 per un altro disco dei suoi più belli, «Extensions», appunto, e qui dura ben venti minuti; altrettanto dura l’unica altra traccia del disco, che è forse il più concettoso e impegnativo del pianista, che fra anni Sessanta e Settanta era in vero stato di grazia. Il trio funziona con un’integrazione straordinaria in una musica a suo modo astratta per l’uso perfino oltranzistico dello spazio, sia in senso estensivo (numero di note) che intensivo (dinamiche) e tuttavia, a suo modo, irresistibilmente funky. Una musica che nessun altro che Ahmad Jamal avrebbe potuto concepire. Il titolo dice molto sulla consapevolezza estetica di Jamal in quel momento e della sua concezione del tempo musicale come parametro interno, psicologico.

La musica di Jamal non manca mai di una nota di umorismo: senti qui, nel prefinale, il bassista Nasser citare ampiamente l’odiosa canzone Love Story, tema di un brutto film di immenso successo uscito quell’anno.

 Extensions (Jamal), da «Outertimeinnerspace», Impulse! AS-9226. Ahmad Jamal, piano; Jamil Nasser [Suleiman], contrabbasso; Frank Gant, batteria. Registrato il 17 giugno 1971.

sabato 14 gennaio 2017

African Violets (Cecil Taylor)

 Sento del Duke Ellington in questo Cecil Taylor del 1958.

 Mi piace notare che le note di questo disco sono di Nat Hentoff, un grande jazz writer e un grand’uomo che ci ha lasciati pochi giorni fa.

 African Violets (Taylor-Griffith), da «Looking Ahead», Contemporary M 3562. Earl Griffith, vibrafono; Cecil Taylor, piano; Buell Neidlinger, contrabbasso; Dennis Charles, batteria. registrato il 9 giugno 1958.

venerdì 13 gennaio 2017

Manhattan Fever – Loneliness (Frank Foster)

 Dedicato a chi ha la febbre o si sente solo, o tutti e due. Si tratta di un Blue Note del 1968, quando l’etichetta era già in decadenza. Ma questo è un disco discreto, in quel crepuscolo; del resto, non conosco un disco con o di Frank Foster, maestro del sax tenore, che non lo sia.

 Manhattan Fever (Foster), da «Manhattan Fever», Blue Note 85191. Marvin Stamm, tromba; Jimmy Cleveland, trombone; Ed Pazant, sax altro; Frank Foster, sax tenore; George Cables, piano; Buster Williams, contrabbasso; Mickey Roker, batteria. Registrato il 21 marzo 1968.

 Loneliness (Foster), id.

giovedì 12 gennaio 2017

Smile (Kenny Dorham)

 C’è pochissimo Kenny Dorham su Jnp e la cosa non trova veramente ragione. A poco a poco, nel 2017, metterò rimedio a questa antipatica lacuna.

 PS Trovo quasi incredibile che Charlie Chaplin, oltre ad avere praticamente inventato il cinema come forma d’arte universale, sapesse anche scrivere una melodia come quella di Smile.

 Smile (Chaplin), da «Matador», United Artists UAJ 14007. Kenny Dorham, tromba; Jackie McLean, sax alto; Bobby Timmons, piano; Teddy Smith, contrabbasso; J.C. Moses, batteria. Registrato il 15 aprile 1962.

mercoledì 11 gennaio 2017

It’s All Right With Me (Teddy Wilson)

 Le canzoni di Cole Porter hanno spesso un quirk musicale, un particolare capzioso: questa, per esempio, a un tempo veloce e a un andamento ritmico motorio oppone un ritmo armonico lento.

 It’s All Right With Me (Porter), da «Cole Porter Classics», Black Lion. Teddy Wilson, piano. Registrato nel novembre 1977.

martedì 10 gennaio 2017

[Guest post #67] Carlo Tosetti & Chet Baker

 Il guest post di oggi mi rallegra per tre ragioni incatenate: la prima, perché è una poesia e per giunta nella forma della terzina dantesca, o incatenata (ababcb…), cioè, insieme con la canzone e con il sonetto, la più illustre della nostra poesia; la seconda, perché  di uno dei miei poeti preferiti, amico mio e di Jazz nel pomeriggio, Carlo Tosetti, che era in credito di un guest post da Natale; infine, perché le terzine sono dedicate a un personaggio che mi è caro, la mia cagnetta Bruna, colta qui miracolosamente al vivo, e sono conteste di riferimenti non solo a lei ma anche a casa mia, riferimenti che solo qualcuno potrà cogliere: ma le terzine sono godibili da tutti, così come la tromba di Chet Baker.

Terzine per Bruna

Cercavo silenzio allo Stadera,
risoluto che nel ritmo, la notte,
(asincrona sbatte una portiera)

nello strascico delle buie rotte,
la pace antica regni verace,
ruota di carro, rotolar di botte,

è invece la nenia efficace,
il rodere i legni e braccioli,
di Bruna dal muso tanto mordace,

per temprare dei denti i boccioli,
remota la lepre della prateria,
nemmeno una scala a pioli,

è un pratico strazio la libreria,
il disgregare le plastiche nuove,
aver di corrosione maestria.

                               Carlo Tosetti


 Silence (Haden), da «Silence», Soul Note 121172-1. Chet Baker, tromba; Enrico Pieranunzi, piano; Charlie Haden, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato nel novembre 1987.

domenica 8 gennaio 2017

Strange Feeling (Billy Strayhorn)

 Di questo disco bello, strano, di Billy Strayhorn ho già detto qui. Strange Feeling, Strayhorn la scrisse per la Perfume Suite di Duke Ellington, dove godeva di una truculenta esecuzione vocale di Al Hibbler.

 Strange Feeling (Strayhorn), da «The Peaceful Side Of Jazz», Capitol Jazz CDP 7243 8 52562 2 5. Billy Strayhorn, piano. Registrato nel maggio 1961.

sabato 7 gennaio 2017

’Round Midnight – Effi (Charles Tolliver)

 Un live entusiasmante di Charles Tolliver del 1973, ripreso il giorno di Sant’Ambrogio a Tokyo. Fatta salva la lunga intro e la cadenza prefinale a tempo libero, Tolliver suona il classico di Monk come gli è sempre piaciuto fare, a 300 di metronomo e con la furia cieca di un bisonte che corre nella notte. Gliela sentii fare così anche a Milano nel 19**, in trio con Wilbur Little e Alvin Queen (anche qui, dopo la suddetta intro, Stanley Cowell tace e i tre procedono in liberà armonica per un paio di minuti), e poi una decina di anni fa con una sua bella big band.

 Effi è il valzerino di Stanley Cowell, in una leggiadro e minaccioso, che Cowell e Tolliver suonavano quand’erano insieme con Max Roach e che Roach avrebbe poi a lungo tenuto in repertorio.

 ’Round Midnight (Monk), da «Live in Tokyo», Strata-East 660-51-016. Charles Tolliver, tromba; Stanley Cowell, piano; Clint Houston, contrabbasso; Clifford Barbaro, batteria. Registrato il 7 dicembre 1973.

 Effi (Cowell), id.

venerdì 6 gennaio 2017

Suspension Blues – I Cover the Waterfront (Vic Dickenson)

 Mi piace tanto Vic Dickenson perché suona il trombone come andrebbe suonato ma soprattutto perché suona come parla. Mi spiego: io naturalmente non so come parlasse Vic Dickenson, non l’ho mai sentito, ma i suoi assoli hanno l’articolazione, il passo, il pathos, le pause, l’umorismo, anche gli occasionali difetti o eccentricità di pronuncia di un eccellente e affabile conversatore, di quelli che sanno parlare di tutto con tutti e hanno sempre cose interessanti da dire, mai invadenti, mai ossessi di sé; lo stesso direi dei suoi colleghi di front line qui, Shad Collins, Ruby Braff e soprattutto il meraviglioso Edmond Hall al clarinetto, uno dei veri grandi del suo strumento.

 La qualità vocale, discorsiva, dialogica, unhurried dell’eloquio musicale era più spesso riscontrabile nei vecchi musicisti, quelli di prima del ’45 e certamente qui è stimolata ed agevolata, in Suspension Blues, dalla sezione ritmica di Count Basie. Nota anche come, in questi incunaboli del mainstream, Dickenson sia per usi armonici e ritmici, più ancora che «moderno», fuori dal tempo.

 In Waterfront, Sir Charles Thompson sembra non fare niente di speciale, ma costruisce tre brevi assoli di compiuto arco drammatico.

 Ah, poi: oggi è la Befana quindi mi piace salutare per nome le ascoltatrici di Jazz nel pomeriggio, quelle almeno di cui ho contezza – in ordine d’alfabeto, Elsa, Isa, Lorenza, Luciana, Sara e Valentina.

 Aggiunta del giorno dopo: leggo ora che cosa ha detto Tom Harrell a Ethan Iverson:
Trumpet playing — all brass playing — interacts with singing and talking, too, because you’re forming words, you’re forming syllables as you play for different articulation, different types of tonguing.

 Suspension Blues (Dickenson), da «Vic Dickenson Septet», Vanguard VRS 8520/1. Lester «Shad» Collins, tromba; Vic Dickenson, trombone; Edmond Hall, clarinetto; Sir Charles Thompson, piano; Steve Jordan, chitarra; Walter Page, contrabbasso; Jo Jones, batteria. Registrato il 29 novembre 1954.

 I Cover the Waterfront (Heyman-Green), id. ma Ruby Braff, cornetta, al posto di Collins; Les Erksine, batteria, al posto di Jones. Registrato il 29 dicembre 1953.

giovedì 5 gennaio 2017

Flight to Jordan - Starbrite (Duke Jordan) RELOADED

Reload dal dicembre 2010. Il giudizio che davo allora di Duke Jordan oggi mi sembra ingeneroso.

  Duke Jordan (Irving Sidney – ) ha avuto una carriera lunga, dopo gli anni Settanta soprattutto in Europa, dove si era stabilito e dov’è morto pochi anni fa, in Danimarca. Ha suonato con tanti ma la sua collaborazione famosa è con Charlie Parker, del cui quintetto fu il pianista nel 1947-48, incidendo dischi famosissimi (gli erano compagni, oltre a Bird, Miles Davis, Tommy Potter e Max Roach). Poi suonò con Coleman Hawkins, Stan Getz, Sonny Stitt e con altri ancora. Come pianista mi sembra qualcosa di più che workmanlike, come dicono gli americani, non molto, però. Ma era un compositore ingegnoso e spesso ispirato e, quando poté farlo, seppe scegliersi i collaboratori e dirigere un complesso con mano ferma.

  Io trovo piacevolissima questa seduta del
1960 per la Blue Note. Rispetto ad altre contemporanee dell’etichetta, l’atmosfera è meno torrida e la musica più conservatrice. L’interesse tuttavia non viene mai meno meno e, grazie alle composizioni di Jordan, la seduta non scade nella blowin’ session, come capitava spesso a quei tempi e in quei frangenti: e poi c’è Stanley Turrentine, che io sento sempre volentieri e presto te ne farò ascoltare qualcosa, e alla tromba, ascolto raro, il giamaicano Dizzy Reece, strumentista luminoso e lontano da cliché.
  Il secondo dei pezzi che ti propongo,
Starbrite, ha una melodia semplicissima e statica, caratteri enfatizzati dall’accompagnamento più che stilizzato della ritmica; la composizione è nella semplice forma AABA’, il chorus è ripetuto due volte e i solisti si limitano a enunciare la melodia, al massimo ornandola un po’. Jordan conferisce varietà al tutto affidando a Reece le prime due A del primo chorus, in cui lui stesso esegue il bridge e la ricapitolazione di A (unico segmento in cui l'improvvisazione sugli accordi è più libera); nel secondo chorus, le due prime AA sono eseguite da Turrentine, il bridge da Reece e la conclusione, come al principio, di nuovo da Reece.

  (Toh, uno dei post più lunghi e articolati che abbia scritto nelle ultime settimane è per un disco che mi piace, sì, ma a cui non ho mai dato importanza. Mah).
  (Oh, e vedo che
Starbrite è il 400mo pezzo di musica che pubblico su Jazz nel pomeriggio. Mica male, che ne dici?)  

 Flight to Jordan (Jordan), da «Flight to Jordan», Blue Note CDP 7 46824-2. Dizzy Reece, tromba; Stanley Turrentine, sax tenore; Duke Jordan, piano; Reggie Workman, contrabbasso; Art Taylor, batteria. Registrato il 4 agosto 1960.

  Starbrite (Jordan), ib.